mercoledì 11 febbraio 2009

in estrema sintesi

Berlusconi: "Loro sono la cultura della morte, noi siamo la cultura della vita. Nessuno più dovrà morire di fame e sete in Italia. Nemmeno i clandestini. A questi verrà dato fuoco direttamente."

sabato 7 febbraio 2009

ancora più silenzio

...e il silenzio dovrebbe valere ancora di più adesso, in questi giorni, con gli sviluppi che ha preso il caso di Eluana Englaro. Tacere, chiamarsi fuori da una storia in cui ci sono sempre più dolore e più sciacallaggio, sembra l'unica scelta dignitosa.
Quante battute potrei tirare fuori sull'argomento! Me ne scappa solo una: B. ha imparato le uniche cose che sa sul coma irreversibile vedendo "Kill Bill-vol.1", così come la Gelmini ha imparato tutto ciò che sa della scuola vedendo "Notte prima degli esami-Oggi". Non ci riuscivo proprio, a trattenerla...
Poi si potrebbe mettere a confronto il concetto di vita, le varie posizioni al riguardo. Quella del clandestino malato e quella di chi vede prolungarsi all'infinito l'agonia, l'attimo del trapasso. Chi sa perché tanti sono disposti a combattere e perfino a uccidere per vite potenziali, puramente teoriche, mentre si lasciano sfilare sotto il naso delle vite perfettamente complete, che andrebbero avanti con pochissimo (o anche nulla, basta non disturbarle), come se non esistessero. Forse concentrarsi sulle prima aiuta molto a ignorare le seconde. Sinceramente, non lo so e non lo voglio sapere.

sabato 31 gennaio 2009

valore del silenzio

Ho rischiato di far passare tutto gennaio senza scrivere neppure un post, e questo non perché sia stato impegnatissimo ma perché quasi sempre sono di un umore così nero che non mi viene da scrivere nulla. Un po' c'entra sicuramente il maltempo, perché sono meteoropatico e questo inverno così piovoso è quanto di peggio possa capitarmi nella vita di tutti i giorni; però, un ruolo non secondario è rivestito dal fatto che sembra che accadano sempre le stesse cose, che al centro dell'attenzione ci siano sempre le stesse persone che dicono o fanno sempre le stesse stupidaggini. Insomma, all'inizio tiri fuori tutto un florilegio di battute brillanti, poi man mano ti accorgi che stai diventando ripetitivo e, in un certo senso, banale.
Allora, meglio un dignitoso silenzio.
Tuttavia, vorrei registrare che ieri sono stato a un incontro, presso la Parrocchia di S. Andrea, organizzato da un'associazione locale sul tema dei rifiuti e dei problemi conseguenti per la salute. Oltre al Vescovo di Capua (che era solo un'ospite di riguardo) ho conosciuto un medico, il Dott. Antonio Marfella, che ha intrattenuto l'uditorio semi-assiderato con una serie di considerazioni originali e brillanti sulle reali cause del problema e sul perché la faccenda non trova una soluzione. Tuttavia, quando sono tornato a casa, ho avuto sempre più forte la percezione che gente come me, il Dott. Marfella e tutti quelli che hanno le idee ma non i mezzi per attuarle, sia sempre e comunque destinata al fallimento e all'emarginazione, al massimo a un successo teorico, di pura stima, un battimani che appena esaurito non lascia conseguenze. Sarà anche questo un effetto del maltempo, non so che altro pensare.
L'associazione ci ha anche mostrato una serie raccapricciante di diapositive sulle discariche abusive ancora esistenti. Mi spiace di non avere a disposizione le foto: ma, quelle che ho mostrato io qui, non sono nulla in confronto a ciò che ho visto.
Sarà anche questo colpa del maltempo: ma non riesco a scrivere altro.

domenica 28 dicembre 2008

Considerazioni di fine anno, in ordine sparso

Tiriamo le somme: come finisce questo 2008? Peggio di come era cominciato, senza dubbio. Anche se c'è poco da essere nostalgici. Tutto ciò che adesso non va, era già in embrione 12 mesi fa. Le nubi della tempesta che avrebbe spazzato via le illusioni (quelle del centrosinistra, quelle dei risparmiatori e dei cittadini colpiti in vari modi dalla crisi economica, quelle personali di molti di noi) già si addensavano nere all'orizzonte, eppure quasi tutti noi abbiamo continuato a ballare nel modo più frivolo al suono della solita orchestrina del Titanic (poveri cristi, non solo hanno fatto quella brutta fine, ma sono rimasti anche nell'immaginario popolare come l'esempio di qualcosa di comunque negativo).
Il nostro nuovo Messia (per la precisione: il vostro, il loro, non certo il mio) proclama che bisogna essere ottimisti, altrimenti andrà sempre peggio. Che possa andare peggio per lui, ne dubito. Perché si scalda tanto, allora? Mah, misteri della vita. Un altro mistero, stavolta risolto, riguarda le priorità del Paese: cosa urge fare, in tempi rapidi? Nell'ultimo discorso, l'ineffabile ometto ha parlato di un compito durissimo, di dodici mesi terribili che lo attendono, lui e tutta la sua banda, pardon il suo governo. Per un attimo ci è sembrato di ascoltare Churchill che prometteva "sangue, sudore e lacrime" agli inglesi bombardati senza tregua dai nazisti. Poi è finito il dramma ed è ripreso il cabaret. Il compito durissimo consiste nel fare la riforma della giustizia e quella delle intercettazioni. Caspita! Proprio ciò di cui hanno maggiormente bisogno i cittadini a reddito basso, per non parlare degli indigenti. Vuoi mettere cosa significa, quando non arrivi a fine mese, la possibilità di sfogarti a telefono, sbraitando contro quella marmaglia di ladri e incapaci che ci governa, senza il rischio di essere intercettato?
Il Televideo riporta che le spese nel periodo natalizio si sono contratte del 20% rispetto all'anno scorso, ma l'Unico Depositario Della Verità (sto inventando più titoli io per lui che uno scrittore americano degli anni '30 in una intera saga di Fantasy su "Weird Tales") ci ha riportato la confessione di Sangalli (Confcommercio? Confesercenti? Boh... ma mi spiegate che differenza c'è?), per cui si è venduto esattamente come l'anno scorso. Ora, se la matematica non è un'opinione, le spiegazioni possibili sono poche: 1) i prezzi sono calati del 20% (questa è una barzelletta che, se la raccontano a "Zelig", crolla il teatro dove lo stanno registrando, per le risate); 2) i commercianti piangono e fottono (più probabile, anche se almeno Sangalli ha un po' più di stile rispetto all'indimenticabile Billé, noto anche con il soprannome pasoliniano di "Accattone"); 3) le Verità Incarnata mente spudoratamente (e questa è la più probabile di tutte, direi che non mente nemmeno per un obiettivo particolare: mente perché è programmato per mentire; la verità gli fa male alla salute, come nella canzone di Caterina Caselli).
Ma il nostro Paese, lo sapete tutti tranne i disfattisti e i comunisti (Dribbly in testa), le possibilità di ripresa sono sempre immense. Pensate un po' che Obama, volendo regalare alla moglie un anello per festeggiare la sua elezione a Presidente, l'ha ordinato a un orafo italiano (di Valenza Po, mi pare). La notizia è che gli costa solo 20.000 dollari, roba che un Abramovich (o qualunque altro parvenu, compreso il nostro amato Presidente del Consiglio) non ci comprerebbe un rotolo di carta igienica per non farci la figura di un pezzente. L'altra notizia è che siamo tanto a corto di vere notize che una cosa del genere la dicono al telegiornale (di Obama, non di Abramovich). A meno che non si preparino alla prossima battuta, rigorosamente del tipo "di carineria", di cui il nostro Semi-Dio è specialista: "Ma lo sapete che Obama ha ordinato un anello per la moglie a un orafo italiano? Naturalmente, per farglielo mettere al naso".
Buon 2009, non lo dico in senso ironico. Buon 2009 a chi se lo merita e a chi ne ha bisogno. Agli altri, senza rancore, no.

lunedì 22 dicembre 2008

Questioni morali

Dunque, è successo. Prima o poi, era inevitabile. Qualcuno, nella stampa, si è accorto che i processi a Berlusconi non facevano più notizia (salvo il dettaglio che gli hanno sempre fatto crescere i consensi: ma questo interessa solo i sociologi e, forse, gli psicologi) e quindi ha puntato dritto sugli imbrogli che si fanno dall'altra parte. Poiché ai nostri giornalisti piace vincere facile, come nella pubblicità dei "Gratta e vinci", ci si è subito orientati sul Comune di Napoli e sulla Regione Campania. Lì, si può stare certi, non importa chi comanda, ma qualcosa di marcio si trova e si troverà sempre. Vedremo poi i futuri sviluppi.

Così i Tg possono riempire gli spazi vuoti con le solite esternazioni di Clarinetto Gasparri e di Lecca-lecca Cicchitto (i due nomignoli vanno bene, tuttavia, per diversi altri), che ripetono la lezioncina imparata a memoria come "La vispa Teresa" (perché non farla anche in rima, già che ci siamo?), della sinistra che non può accampare nessuna superiorità morale. Come se qualcuno ci avesse mai creduto. A dire il vero, questo argomento è particolarmente irritante per molte ragioni, e la principale di queste è che contiene un grave elemento di discriminazione. Sì, certo, una formazione politica che annovera tra le proprie file personaggi come Bassolino non può dare lezioni di moralità nemmeno alla mafia cinese. Ma la "superiorità morale della sinistra" che dà l'orticaria ai vari Lecca-lecca e Clarinetti dalla parte opposta, in qualche modo esiste: è limitata all'elettorato, che in generale non è disposto a votare gente corrotta, o manifestamente incapace, o apparentemente losca; a differenza degli elettori di destra, che voterebbero anche un pupazzo fatto di cacca seccata purché appartenente alla loro fazione (e, guardando l'attuale composizione del Parlamento, si direbbe che l'abbiano già fatto non una ma molte volte). Ma, a quanto pare, per i Tamagotchi del Gran Capo (quei poveracci che la natura aveva creato espressamente perché si dedicassero ad attività tipo la pulizia delle latrine, mentre ora si trovano addirittura investiti di cariche pubbliche e responsabilità di governo: forse era questo il "miracolo italiano" cui B. si riferiva al tempo della "discesa in campo"), gli elettori non hanno diritto di esistere, salvo forse i propri. D'altronde, se noi non contiamo niente per quelli che sosteniamo, perché gli altri dovrebbero considerarci in qualche modo?

Ogni volta che ripenso alle primarie del Pd, mi viene in mente un irriguardoso paragone con le circostanze che portarono alla scelta del nome della mascotte dei Campionati mondiali di calcio del 1990. Se qualcuno ha buona memoria per certe questioni, ricorderà che una domenica sera, durante 90° minuto, il buon Paolo Valenti (all'epoca lo giudicavo il colmo della banalità e della dabbenaggine, oggi lo rimpiango come campione di equilibrio e buon gusto: sto invecchiando a grandi passi o è solo l'effetto della Tv attuale?) annunciò che una lunga serie di studi e test era arrivata a restringere la scelta del nome tra cinque possibilità, che riporto per la cronaca e per la Storia: Amico, Beniamino, Bimbo, Ciao e Dribbly. Secondo me, se li era inventati nel camerino, giusto cinque minuti prima di andare in onda, mentre lo truccavano (un mio amico sosteneva che Dribbly era la trascrizione della parola Dribbling pronunciata da Giuspeppe Giannini, ma non ho mai verificato la veridicità di questa affermazione). Tuttavia, ci toccò sceglierli con una sorta di "girone all'italiana": alle schedine, di settimana in settimana, era aggiunto un rigo con l'incontro tra due di questi nomi, e si segnava la preferenza per l'uno o per l'altro attraverso i soliti segni di 1, X e 2. Vinse Ciao che, obiettivamente, era il meno idiota.

Le primarie che hanno portato alla scelta di Veltroni come leader, diciamo la verità, non sono state molto diverse. Solo che ho la sensazione che stavolta abbia vinto Dribbly, cioé che, in qualche modo, abbiamo fatto la scelta più ridicola. Della quale, peraltro, non mi sento responsabile, dato che, personalmente, ho annullato di fatto la scheda aggiungendo un altro rettangolino, scrivendoci dentro il nome Prodi e mettendo la X su quello (perché sì, non è esattamente come sostenere Gandhi, Mandela o JFK, ma per quelli della mia generazione non c'è stato un politico migliore del Mortazza, come lo chiama il sempre amabile Feltri, almeno fino ad ora). Comunque, non me ne voglia il caro Walter-Dribbly, non ho proprio nulla contro di lui, ho letto con piacere un paio dei suoi libri, l'ho sempre entusiasticamente seguito come critico cinematografico e nelle sue iniziative editoriali quandi dirigeva "L'Unità": ma, siamo sinceri, per fare un vero leader ci vuole qualcosa di più. Non so spiegare perché, ma se arrivassimo alle prossime politiche con un candidato come Bersani o Cofferati, mi sentirei un po' più tranquillo.

Quanto alla "Tangentopoli di sinistra", è arrivata al momento giusto: riforma condivisa della giustizia che incapretti la magistratura (non basta prevedere la retrocessione a spugna per inumidire i francobolli dei giudici ammalati di eccesso di protagonismo?), presidenzialismo forte che esautori del tutto il Parlamento dalle sue funzioni e voilà, abbiamo rifatto il fascismo senza neppure bisogno delle leggi fascistissime. C'è solo da sperare che, una volta completato il disegno, il destino cinico e baro si ricordi che esistono anche dei ritmi naturali e richiami al più presto il Totale Vincitore al suo destino finale (memento, homo, quia pulvis est et in pulverem reverteris), con la ovvia conseguenza che, in mancanza di successori degni (un conto è votare un bandito, un altro è votare un leccapiedi: c'è un limite anche a quello che un elettore di destra può tollerare), a spartirsi il tesoro saranno quelli dell'altra parte. E, a maggior ragione, sarebbe opportuno che la sinistra, indipendentemente da come andranno le cose, non si faccia sorprendere ancora e sempre con le brache calate.

lunedì 17 novembre 2008

Caro Brunetta...

Caro Ministro,

la Sua nobilissima decisione di consacrare la sua esistenza alla lotta contro i fannulloni e parassiti della Pubblica Amministrazione mi ha folgorato come accadde a San Paolo sulla via di Damasco. Pertanto, ho deciso di offrirle un mio piccolo contributo alla risoluzione del problema.

Innanzitutto, faccia così: si liberi da certi pregiudizi pietistici figli della cultura del politicamente corretto e del 6 politico e tratti gli statali, indiscriminatamente, da ciò che sono: dei delinquenti che non si rassegnano all'idea che, non essendo nati dalla parte della razza eletta, a loro tocca solo essere degli schiavi a vita come quelli del settore privato. Che cosa sono questi strumenti antiquati come il cartellino marcatempo o i tornelli! Lo strumento migliore per tenerli sotto controllo come si deve, è il braccialetto elettronico. Una volta sperimentato sui carcerati (che, Lei lo sa, di solito sono persone molto migliori degli statali, specie di quelli di sinistra) non dovrebbe essere difficile estenderlo anche ad altre categorie che ne sono degne. Quanto ai possibili costi, nessun problema: si rivolga pure a Tremonti e, un taglio qua, una sforbiciata là, le risorse usciranno. Pensi poi all'impulso che ne riceverebbe il Pil, dalla produzione in massa di simili, raffinati strumenti tecnologici: poi potrebbe anche vantarsi di essere un buon socialdemocratico, che applica politiche keynesiane (lo Stato spende in modo utile e rilancia la domanda interna), senza contare la gratitudine di cui certo la farebbe oggetto il presidente del Consiglio, perché è virtualmente impossibile che, in mezzo alle 700 e passa imprese di cui quest'ultimo è azionista, non ce ne sia anche una che produce braccialetti elettronici. E, si sa, nessuna impresa, in Italia, funziona meglio di quelle del Presidente: mai uno sciopero, mai un'ora di lavoro persa in nessun modo. Altro che cinesi, coreani o giapponesi.

Poi le suggerirei di applicare un metodo pressoché infallibile per stanare i fannulloni peggiori, tra l'altro un metodo che ebbe un grande successo al tempo in cui al governo c'era (con una maggioranza parlamentare simile a quella di oggi) un altro socialista passato a destra, ossia Mussolini: la delazione, meglio se anonima. Nell'attesa di istituire ufficialmente quelle belle figure come i capi-palazzo che, ai bei tempi in cui i treni arrivavano in orario, garantivano l'immediata identificazione e punizione di tutti i disfattisti che "remano contro il loro Paese", provi a far partire un esperimento pilota nella Pubblica Ammistrazione e proponga a tutti gli statali non ancora del tutto corrotti dalla sinistra e dal sindacato di denunciare i loro colleghi più fannulloni a un numero verde. D'altronde, a livello parlamentare, non dovrebbe incontrare grandi problemi a far passare una norma simile. Anche la sinistra (vedi Pietro Ichino) ogni tanto si fa venire un'idea del genere: ma è ovvio che, proprio in quanto sinistra, non saprebbe mai concretizzarla. Per usare il pugno di ferro, occorre essere uomini davvero, non necessariamente all'altezza del Presidente, ma il più vicini possibile al suo ideale. Per questo, quindi, l'operazione repulisti, nello Stato, deve iniziare dalle donne, naturalmente più deboli, emotive, ormonali, uterine, isteriche, piagnucolose, convinte che (orrore!) basti aver preso un titolo di studio per meritare un lavoro dignitoso, sempre pronte a lamentarsi di molestie sessuali di fronte a ogni "carineria" che si concede loro. Come non ha detto Cossiga, ma certamente lo pensa (e con lui tanti, tanti, tanti altri: tutti ottimi elettori, ministro, lo ricordi), prima si sbattono fuori queste puttane e meglio è.

Così, per dare il buon esempio, comincio a denunciarne una io, che sta nella mia stessa amministrazione. Una fannullona, mi creda, che non la batte nessuno. Una che prende uno stipendio favoloso per non fare assolutamente nulla, che lascia tutto il lavoro agli altri e poi salta fuori all'ultimo momento per prendersene il merito. Una che, ufficialmente, dovrebbe andare dappertutto e poi non va da nessuna parte, solo qualche volta dove è sicura di trovare solo amici. E poi è anche in età fertile, quindi sicuramente si sta preparando a mettersi in maternità, sulle spalle dei contribuenti, appena le viene comodo. Insomma, se pagarla non è buttare i soldi dalla finestra, cos'altro lo è? Forse lei la conosce: si chiama Gelmini, Maria Stella Gelmini.

domenica 16 novembre 2008

L'uomo nero, i mezzi uomini, gli uominicchi e i quaquaraquà

Da Washington. Berlusconi a Bush: "Visto che, la prossima volta che vengo qui, al tuo posto ci trovo un Bingo Bongo, che ne dici se gli porto in omaggio un bel casco di banane?". Il giorno dopo, lo stesso ai giornalisti. "Maledetti comunisti, imbecilli, disfattisti, siete sempre pronti ad attaccarmi qualunque cosa dico. Era una battuta di carineria..."
Forse sto esagerando, ma nell'Italia attuale può succedere questo e altro. Per esempio, che Calderoli racconti a una riunione di leghisti fedelissimi (quelli che "ce l'hanno duro"... ma che avete capito, si parla del comprendonio) che, in Usa, dopo l'elezione di Obama, si stia preparando un importante referendum, per cambiare l'inno nazionale che non sarà più "Stars and Stripes Forever". Gli elettori dovranno scegliere tra "Arriva il Negro Zumbon" e "Bingo Bango Bongo voglio andare fino al Congo".
Con questo, tra l'altro, voglio dimostrarvi che per essere razzisti non occorre nessuna intelligenza particolare. Come vedete, ci riesco benissimo anch'io che non lo sono e direi che ci riesco molto meglio di chi lo è. Sfido qualsiasi elemento del Ku Klux Klan a inventare battute più divertenti e meno scontate sul tema delle due che vi ho appena proposto.
Buttiamola sul ridere per non piangere. Le cose vanno già abbastanza male da sole, non è il caso di farci altro male da soli sciogliendoci in lacrime. Pensate un po', non riesco a piangere nemmeno per Miriam Makeba, che ha scelto il posto più fetente delal Terra (perché nel Terzo Mondo almeno hanno l'alibi del sottosviluppo: a Castelvolturno, invece, i denari scorrono a fiumi) per dare l'addio al mondo più elegante che un'artista del suo calibro possa immaginare. Se proprio vogliamo versare qualche lacrima, non dedichiamola a questa meravigliosa figura materna che ha semplicemente concluso un po' prima del previsto una vita bella e utile, a modo suo, come poche; piangiamo per noi stessi, che siamo rimasti un po' più soli in un mondo in cui lei non c'è più ma i camorristi sono rimasti.

Dato che sono in vena di battute, ve ne voglio proporre una che non potrete mai ripetere in pubblico, pena la riprovazione generale a vita: a Lecco stanno a fare tante storie circa l'accanimento terapeutico su Eluana Englaro mentre in Sicilia la situazione va ancora oltre, l'accanimento terapeutico di alcuni medici si spinge al punto da continuare a curare i malati anche dopo che sono morti e sepoliti da decenni.
Perché una battuta così non si può dire in pubblico? Lo sapete meglio di me, perché qui in Italia la "serietà" sembra essere diventata il monopolio dei minorati mentali. Se si parla di certi argomenti, occorre assumere innanzitutto la giusta faccia di circostanza (triste, grigia, lugubre) e poi esprimere un'opinione, non importa quanto trita e banale, ma allineata sulla posizione di una delle due parti contendenti. Nessuna delle quali, peraltro, rappresenta la povera donna in coma da 17 anni, ma soltanto i propri preconcetti. Che uno possa dire: "Sentite, innanzitutto siete dei maledetti sciacalli che non hanno nessuna vergogna di sbandierare una persona e una famiglia vittime di una disgrazia terribile per degli obiettivi che non hanno nulla a che fare con loro; e poi dovete finirla di tirarmi per la giacca perché io non la penso come voi e non sarà certo facendo in in questo modo che mi convincerete", non è, evidentemente, ammissibile.
Personalmente, credo che abbia ragione il signor Englaro a voler interrompere l'alimentazione forzata: non credo abbia il minimo senso sforzarsi di tenere in vita, contro ogni naturale evidenza, un corpo che ormai vegeta senza speranze. Pensò però anche che la questione del testamento biologico non vada affrontata con leggerezza (se devono farci una legge come la Cirami o la Cirielli, è meglio il vuoto normativo), soprattutto in un contesto storico come quello attuale, in cui l'ossessione per la privatizzazione dei servizi e quella per il taglio dei costi superflui possono davvero portare ad aberrazioni degne del peggior Mengele. Ma questa, al momento, è un'ipotesi lontana, perché l'orientamento generale sembra rivolto verso la direzione contraria: che, se possibile, è ancora più sbagliata. I criteri per stabilire lo stato di vita o non-vita, e la conseguente titolarità dei diritti personali, non sarebbero più scientifici o condivisi attraverso una qualche forma di discussione, ma imposti da chi è in grado di influenzare l'opinione pubblica, in base a ogni sua superstizione e idiosincrasia o al semplice capriccio. Naturalmente, per chi non l'avesse capito, sto stigmatizzando la pesantissima ingerenza del Vaticano negli affari dello Stato italiano, ingerenza che (a prescindere dalle mie opinioni in materia religiosa o teologica, che comunque non sono quelle di un ateo) mi rifiuterò di considerare legittima almeno fino a quando il Vaticano continuerà a ricevere palate di soldi e a godere di altri privilegi di ogni tipo dallo Stato italiano. Ma qui, di questi tempi, a quanto pare, avere conflitti di interesse è uno status symbol che fa figo e attira simpatie.
In tante ore di servizi televisivi sulla storia di Eluana, non ho sentito mezza parola di dolore per la vita irrimediabilmente spezzata di una ragazza nel fiore degli anni, di uno sguardo vivace e un sorriso luminoso che ora appaiono solo in qualche istantanea, spenti per sempre come sono. La piccola esistenza di Eluana non era diversa o lontana da quella tutti noi e, ogni tanto, faremmo bene a immaginare un mondo parallelo, come quello che vede il protagonista di "La vita è meravigliosa", per renderci conto di come la mancanza o la perdita di persone insignificanti quanto noi, eppure per noi importantissime, avrebbe potuto renderci molto diversi e spesso costarci caro. Guardo Eluana e penso a una donna che commetterà (o ha già commesso) un errore gravissimo destinato a segnare per sempre la sua vita, perché non aveva accanto l'amica che le avrebbe dato l'unico consiglio per evitarlo; oppure a un uomo destinato a vivere un amore meraviglioso e che invece resterà solo o insoddisfatto per tutta la vita. La vera tragedia di una vita stroncata nel fiore degli anni è questa, e la volgarità con cui gli omuncoli e gli sciacalli continuano senza ritegno a esibire questo orrendo spettacolo con il chiaro intento di condurci emotivamente dalla lora parte, fa semplicemente schifo.
Il fatto che, poi, qualcuno abbia costruito le sue più grandi fortune su una televisione che non fa altro che proporci storie simili, nello stesso modo, tutti i giorni, e che questo qualcuno ora sia in grado di decidere indisturbato del futuro di molti di noi, è solo la ciliegina sulla torta... ogni giorno, sempre più indigesta, e non fatemi dire altro.